domenica 15 aprile 2007

chapter #4 - Ovvero come complicarsi la vita in tre facili mosse

Uno.
Alfiere in B5.
Ecco una simpatica storiella per esplicare il gap culturale esistente tra il Giappone e l'Italia. Durante la giornata di orienteering universitario di giovedì durante la pausa con il professore di Giulio (simpatico omino panzuto), si parla amichevolmente della situazione in dormitorio e incidentalmente ci sfugge la frase "...si però la cucina e i bagni sono un pò sporchi". Ci ricorda che per qualsiasi lamentela avremo dovuto rivolgerci a lui. Convinti che la questione fosse terminata lì ce ne ritorniamo placidi al nostro turismo (lost in Kyoto Station, nove piani di giapponese follia architettonica).
Sennonchè ieri mattina il Fede si sveglia e va a bussare alla stanza di Giulio per la colazione (è Giulio il cambusiere), ma quando questo apre la porta nn vede nessuno. Tornato a letto placido vede tornare il Fede con la faccia sconvolta che delirava qualcosa come "..forse ho sognato". Pare che il direttore, in agguato in corridoio, come un vero ninja lo abbia preso sotto braccio e lo abbia trascinato nei cessi ripetendo incessantemente ridacchiando "You said: kitanai, kitanai, kitanai!" (lett. "Hai detto: sporco, sporco, sporco!"). Si capisce come mai il Fede abbia preferito pensare di stare sognando.
Alla fine i due dopo lunghe consultazioni propendono per il sogno e decidono di lasciare cadere la questione, anche perchè nel frattempo il direttore, da bravo ninja, aveva fatto perdere le sua tracce. Ma anche qua la sorpresa era in agguato. Raggiunti da Franz per pranzo, i tre vengono nuovamente abbordati dal Direktor in versione logorroica, il quale passa l'oretta abbondante del pranzo ad alternare simpatici suggerimenti sul correto uso della lingua e dei bastoncini giapponesi con deliranti frasi circa nostre lamentele sul fatiscente posto da lui diretto. Ci spiega, o almeno pensiamo ci abbia spiegato viste le nostre competenze linguistiche, che la scuola lo aveva contattato riferendogli di nostre proteste. Si appresta a quel punto a spiegarci come prenderà di petto la questione e come la situazione d'ora in avanti cambierà radicalmente, ovvero ci spiega la sua personalissima cognizione dell'igiene: se qualcosa è fuori posto la prendo e la butto via. Detto fatto prende una padella e la lancia nel cestino allegando un'allegra risata.
Risultati:
- probabile aumento delle tensioni con la comunità cinese locale e i propietari delle evntuali pentole defenestrate.
- costante presenza del Direktor nelle nostre giornate. E' probabile che la volontà di passare del tempo con noi rappresenti la sua maniera per scusarsi (versione nn ancora confermata dai fatti).
- ovviamente la cucina è ancora zozza come prima.
- preoccupazione per la salute mentale del Direktor vista la sua sempre maggiore somiglianza con Jack Nicholson in Shining (ieri per salutarci ha infilato la testa tra le grate della finestra!)
- Fede ha inizito a girare per i corridoi in triciclo e Giulio ha paura di essere accoltellato nel bagno.

Due.
Cavallo in z14.
Inchiesta sul traffico internazionale di biclette usate.
Infiltrati come studenti di giapponese a Kyoto i nostri eroi decidono di chiamare tale Tim (probabile falso nome di copertura). Tim sostiene di avere venduto tutte le sue bici, ma noi, con il nostro fiuto da detective sappiamo di essere sulla pista giusta, per cui ci mettiamo in contatto via mail con Allen, il cui biglietto era appeso vicino a quello di Tim. Alla mail risponde Tina, probabile prestanome per i loschi affari di Allen. Dopo lunghe peripezie (appostamenti di circa 5 ore in luoghi freddi visto i due pacchi tirati... solo chi fa questo mestiere può sapere cosa significano ore di appostamento al freddo), riusciamo ad incontrare Tina per una transazione. I nostri si avvicinano con i microfoni sotto le giacche ed è in un parcheggio di biciclette che avviene lo scambio: a lei il danaro (segnato con l'onto della cucina e dunque inutilizzabile) a Giulio (che in precedenza si era avvalso del nome di copertura di Guido) la bicicletta.
In un breve scambio di battute veniamo a sapere che Tina era la semplice intermediaria della situazione e che in realtà òa bici è di Tim. I due capiscono di trovarsi davanti al "pesce piccolo" e rinunciano all'arresto della spacciatrice. Però riescono ad avere buone informazioni circa il funzionamento del mercato sommerso: le bici usate vengono "date" (adesso si dice "dare".... sappiamo trattarsi di refurtiva!) a Tim, il quale da il via al lavoro. Il maltolto viene accantonato per qualche tempo così da far calmare le acque, Allen si presenta come il venditore e Tina (donna, quindi meno sospettabile) ci mette la faccia con l'acquirente.
Visto che in Giappone le biciclette hanno una sorta di targa, Giulio va dal biciclettaio per effettuare la registrazione della bici per diventarne l'effettivo propietario. Giunto là tuttavia il cortese meccanico col quale conversa per una mezzora, in sostanza lo informa che nn può registrargli un bel niente visto che dalla bicicletta è stato grattato via il numero di registrazione (e quindi si potrebe trattare di merce rubata).
Quindi Giulio è finalmente in possesso di un buon motivo per intrattenere piacevoli e duraturi rapporti con le locali forze dell'ordine. Urrah. (tranquilliziamo amici e parenti, Giulio è in possesso di un documento firmato da Tina riguardo la transazione, nn è sprovveduto). Pozzo, in quanto futuro avvocato del qui presente nipponista, sei pregato di farci avere informazioni legali (e gratuite) a riguardo. Arigatoo.
Ovviamente il meccanico ha voluto precisare che nn ci saranno problemi sin quando il caro Giulio nn verrà fermato dalla polizia. Tautologico.

Tre.
Scacco al Re.
Domani iniziano i corsi in università. Vista la mole di lavoro prospettata e il livello dei due prodi (senza la maiuscola), le nostre presenze internettose saranno un poco più rarefatte. Hail.


Ah, Paolo è ancora prigioniero. Abbiamo intenzione di contattare Tim per avere informazioni a riguardo. Aiutateci a ritrovarlo.

Ringraziamo per la consulenza l'A.S.P.S. (Anonima Sequestri Pastori Sardi).
Giulio e Fede e saluti prigionieri da Paolo

4 commenti:

Anonimo ha detto...

premettendo che ovviamente conosco perfettamente la legislazione giapponese e ogni articolo del loro codice penale ciclistico, le soluzioni sono due:
1 presentarsi alla sede locale della mafia giapponese (se non sbaglio in ogni quartiere dovrebbe essercene una no?) chiedere il tesseramento turistico e farsi assicurare la conseguente protezone. controindicazioni il famoso enorme tatuaggio sulla schiena...
2 presentarsi alla stazione di polizia del quartire (che io sappia è sempre di fronte alla sede della mafia sopra citata) e con faccia da perfetto turista beota autodenunciarsi sperando nella clemenza del sistema penale nipponico, furto e riciclaggio di bici sporche da un minimo di sei mesi a un massimo di sei anni. altro non saprei, buona continuazione e occhio agli sbirri ninja!

Mattia ha detto...

1: a pozzo consiglierei di firmarsi se decide di postare come anonimo.. il blog non ha ancora imparato a vedere dal monitor chi lo consulta...questo solo bill gates e chuk norris lo possono fare :-)
2: fossi in voi incomincierei a preoccuparmi seriamente per la salute del direttore...anzi,...mi incuriosirebbe sapere cosa farebbe il vostro prof se gli diceste che forse il vostro direttore sta sclerando (gli telefona e gli dice:"mi hanno riferito che siete pazzo. Smettetela!")...nel frattempo una sola domanda...
ma almeno Tina...è figa?

Giulio ha detto...

Tina è una donna inglese sulla trentina (credo), che rientra nella minuscola categoria "nè bella, nè simpatica". Infatti le uniche cose che ha detto e ho capito, sono state: "Occhio a dove lasciate le bici che ve le portano via" "Dopo la seconda che mi hanno fregato ho iniziato anche io a portarmi a casa le bici abbandonate" "Sono qui da tre mesi e il Giappone mi fa schifo, tra poco sarà così anche per voi"
Insomma, conoscenza di estrema inutilità.

Monita ha detto...

Interesting to know.